Immaginate che vostro figlio, nipote, cugino…o quell’amatissimo figlio di amici a voi tanto legato, un giorno inizi a raccontare, storpiando magari verbi e nomi a causa dei suoi pochi anni, di quell’altra mamma o di quella vita in cui era sposato, o aveva lui stesso figli  e nipoti…cosa pensereste? Le solite fantasie dei più piccoli, nutrite magari da fumetti e cartoni animati, o vi porreste, e gli porreste,  inquietanti domande? Tra l’estrema chiusura scettica e un’apertura che rasenta la creduloneria, esistono milioni di approcci oculati. La scienza, con nuove metodiche e verifiche in loco, ne ha adottate alcune, che sono divenute nel tempo protocolli sistematici, per vagliare l’effettiva credibilità delle mirabolanti storie. Nelle religioni orientali la reincarnazione è un dato non problematico, esistono però altre culture che esulano da questo orizzonte di credenze, all’interno delle quali bambini piccolissimi raccontano esistenze ricche di dettagli, citando defunti o rivelando la propria identità coincidente con avi scomparsi di sgomenti genitori che ascoltano a bocca aperta. Lo psichiatra canadese Ian Stevenson, e il suo successore Jim B. Tucker, hanno raccolto presso l’Università della Virginia circa 2500 casi corredati di dettagli verificati, prove e testimonianze attendibili. In tutti questi documenti i ricordi dei bambini riguardano città, luoghi che non hanno mai visitato, situazioni legate alle vite precedenti, ai traumi del decesso, e tali memorie tendono a scomparire dopo i 5 anni di età. A volte i piccoli riportano sulla pelle nei o voglie corrispondenti alle ferite di morte, o fobie e problemi psicologici e fisici legati al tipo di esperienza vissuta.  Tra i casi più noti quello di Shanti Devi, una bambina indiana che a 4 anni riferiva di essere morta di parto, e ricordava la sua precedente famiglia con tale precisione che fu semplice per una commissione verificare l’attendibilità e contattare il presunto marito precedente, che parve riconoscerla da alcuni inequivocabili segni, nella bambina. Il caso forse più noto in Occidente è però quello di James Leininger, un bambino americano che mostra sin da piccolissimo una insolita passione per gli aerei militari. A un certo punto, passando dal gioco alla realtà, inizia a raccontare di essere morto pilotando un aereo nella seconda guerra mondiale, e riferisce una serie di incredibili dettagli, come il nome della pista di decollo, il tipo di aereo, date e nomi di colleghi e operazioni militari. Tutti questi dati verranno verificati, ogni tassello raggiunge dunque il suo posto, lasciando nelle nostre menti inestinguibili domande, circa il prima, il dopo, il come e il perché. Il primo caso documentato sul campo da Ian Stevenson confermò 51 dettagli riferiti su 55 complessivi. Si trattava dei ricordi di un bambino libanese che affermava di aver vissuto in precedenza in un villaggio vicino, e di essere morto in un incidente d’auto. Quando il medico  incontrò la famiglia, si trovò di fronte all’esatto quadro delineato dal bambino, che riconobbe fratelli, parenti, luoghi e oggetti della vita precedente.  Le storie di questi bambini forniscono un’ipotesi di risposta,  dipende poi da noi inquadrare questi fatti in una cornice di senso in linea con la nostra visione del mondo.

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