Notte prima degli esami e Immaturi sono celebri opere cinematografiche che raccontano le emozioni di giovani maturandi all’Esame di Stato. Una prova finale che esiste dal lontano 1923, quando fu istituita dal ministro Giovanni Gentile; allora consisteva in quattro prove scritte e una orale e la percentuale di promossi si aggirava attorno al 60%.
Come i protagonisti dei succitati film, la generazione dei cosiddetti millennial ricorda ancora le fatiche di quei giorni, lo studio matto e disperato perché l’impresa era troppo ardua o lo studente era troppo puntiglioso, le cartucciere arrangiate colme di bigliettini per le prove scritte, il pellegrinaggio alla bacheca della scuola per i risultati. E oggi, cosa è cambiato? Al di là delle novità sulle materie oggetto di approfondimento, sui componenti della commissione o sul numero delle prove, sembra essere cambiato proprio l’approccio all’esperienza se da qualche anno a questa parte dalle rilevazioni del Ministero risulta un numero di diplomati di ben oltre il 90%. L’esame potrebbe di fatto essere stato reso più semplice o al contrario gli studenti potrebbero aver trovato il modo di affrontarlo meglio. Certo è che oggi la generazione Z non studia più solo sui libri, ha accesso alle informazioni tramite il web in maniera istantanea, l’intelligenza artificiale aiuta ragazzi e ragazze dove non possono (o non vogliono) e nulla o quasi può essere paragonato al passato. In questa estate 2025 ha fatto notizia il rifiuto di più di un maturando, certamente con una carriera scolastica di merito, di svolgere la prova orale. Chi sceglie questa opzione ad oggi non adotta un comportamento vietato dalla legge – anche se il Ministro Valditara ha già fatto degli annunci in merito – poiché la votazione degli scritti, se già sufficientemente alta, consente comunque di ottenere il diploma. Pare che questi giovani, facendo scena muta o non presentandosi, abbiano voluto mettere in atto una forma vera e propria di dissenso verso le loro commissioni e verso il sistema e non dimostrare la loro fragilità o il loro esibizionismo. Una ribellione alla solita logica dei voti, incapaci di dire veramente della persona, che rendono la maturità un’occasione di giudizio e non un’ultima opportunità di crescita e un’esperienza formativa pur nella sua solennità.
Semplice è dare un’opinione, schierarsi con gli studenti a prescindere o condannare il gesto e reclamare regole restrittive per chi non si conforma. Più difficile ma interessante è fermarsi a riflettere e analizzare un comportamento estremo senza etichettarlo, come manifestazione di un bisogno. Perché il silenzio di questi giovani potrebbe significare una richiesta di attenzione, non un banale NO alla Scuola.
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Sono Iolanda, giovane insegnante di Lingue straniere, traduttrice ed esterofila. Ho studiato a Catania e poi a Roma, passando per Madrid. Ci ho messo poco a capire che la mia vita sarebbe girata intorno al mondo della formazione dei giovani. Vorrei che tutti loro imparassero ad amare le culture straniere, oltre che le lingue. Perché gli idiomi sono strumenti che, allo stesso tempo, rivelano integrazione e tutelano identità.