La voce dei due uomini si fa più bassa mentre lei ne osserva le ombre da dietro i vetri ambrati della porta. Riesce a percepire solo poche parole: “crisi”, “ingestibile”, “malattia”. Poi la porta si apre piano, suo marito esce con gli occhi bassi, suo padre rimane fermo, di spalle, dietro la scrivania scura dello studio. Lei segue l’uomo che ha sposato appena due anni prima, gli prende la mano, lo costringe quasi a voltarsi per guardarla negli occhi, lui distoglie lo sguardo, libera dolcemente la mano da quella stretta che una volta aveva amato, con voce rotta riesce solo a dire “mi dispiace, non avrei voluto che andasse così, ma lo vedi anche tu…è meglio per tutti.” La donna cerca inutilmente lo sguardo del marito sussurrando “no…è stato solo un momento difficile, io sto bene” intanto prova a sorridere, di quei sorrisi che solo una mente confusa riesce a fare. Lui le posa un bacio veloce sulla fronte ed è già oltre la porta. La moglie inizia a tremare “non puoi farmi questo, non puoi!” la voce sale di tono fino a diventare un grido roco. Il padre la raggiunge “basta adesso, vieni dentro” e chiude la porta. Il marito è già in strada, si allontana in fretta mentre i singhiozzi della donna lo raggiungono per poi farsi sempre più lontani. L’uomo adesso sente solo i suoi passi sulla neve fresca. È quasi Natale, avrebbe dovuto essere un momento di dolcezza e calore familiare, di profumo di biscotti e di legna nel camino. La luce dei lampioni sembra tremare ma forse è solo colpa delle sue lacrime. Domani mattina le porte dell’Istituto interprovinciale per infermi di mente “Vittorio Emanuele III” di Collegno, alle porte della sua amata Torino, si chiuderanno dietro la donna che ha rinunciato a salvare. Alienazione mentale, così l’hanno definita i medici. Quella gravidanza difficile, quel neonato che non ce l’ha fatta, quelle continue crisi di pianto e quegli attacchi di gelosia incontrollata e poi quella volta in cui si è portata un rasoio alla gola minacciando di farla finita. Questa donna non è più sua moglie, da domani Angela sarà un numero, una figura grigia tra le tante, un grido tra gli altri, uno sguardo perso, un corpo inutile, un ventre freddo.

Tra pochi giorni sarà Natale, non per quest’uomo che adesso cammina solo tra gli alberi del viale e la neve, non per Angela che da domani sostituirà il bianco della neve con le mattonelle fredde di un ospedale per dimenticati.

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