Le leggi della fisica possano influenzare anatomia e comportamento degli organismi marini, il mimetismo ottico negli oceani ci mostra proprio come questo avviene. In questo sconfinato ambiente tridimensionale, la visibilità potrebbe essere una condanna a morte e l’invisibilità l’unica via per la sopravvivenza. Per comprendere come gli animali possano nascondersi nel blu, bisogna conoscere il comportamento della luce una volta penetrata nello specchio d’acqua. L’oceano, non è una semplice massa d’acqua uniforme ma un filtro selettivo dove la luce diminuisce progressivamente. Infatti, quando i raggi solari colpiscono la sua superficie, vengono assorbite le diverse lunghezze d’onda dello spettro visibile, in relazione alla profondità. Il rosso, insieme ai colori caldi come arancio e giallo viene assorbito nei primi metri d’acqua. I colori freddi, verde e blu, invece penetrano più in profondità dando agli oceani il loro colore dominante. La contrombreggiatura è una forma di mimetismo dove si assiste ad una precisa distribuzione bicolore del corpo dell’animale, dove la regione dorsale si presenta scura, grigia, bluastra o nera, mentre la zona ventrale appare chiara, argentea o completamente bianca. Questo contrasto rappresenta il successo della fisica ottica applicata alla biologia. Quando la luce del sole colpisce il dorso scuro di un pesce, questo assorbe gran parte dei fotoni, apparendo più chiaro di quanto non lo sia in realtà. Al tempo stesso, la parte inferiore del pesce, che è bianca e si trova in ombra, riflette la poca luce diffusa circostante. Il risultato finale è un appiattimento ottico con cui l’animale apparendo bidimensionale si confonde quasi completamente con l’acqua circostante. Inoltre, guardando dall’alto verso il basso un predatore, ad esempio uno squalo pelagico, si vedrà il dorso scuro fondersi con l’oscurità dei fondali marini o con il blu cupo degli abissi sottostanti; osservandolo invece dal basso verso l’alto, rivolgendo lo sguardo verso il cielo, si scorgerà il suo ventre bianco o argenteo confondersi con la luminosità della superficie e del sole che filtrano attraverso l’acqua. Molti pesci e cefalopodi abissali, per rendere invisibile la loro sagoma anche in controluce, hanno sviluppato organi ventrali fotosensibili ed emettitori di luce, i fotofori. Questi, producendo bioluminescenza riproducono perfettamente il colore, l’intensità e la lunghezza d’onda della luce solare che penetra dall’alto. Così facendo regolano l’intensità dei loro fotofori in base alla luminosità dell’ambiente circostante, riuscendo ad eliminare totalmente la propria ombra diventando trasparenti e invisibili ai predatori situati sotto di loro. Oltre i mille metri di profondità, la luce del sole è assente ed il buio è totale così che le strategie cromatiche degli organismi si adattano alle nuove condizioni di luce ed ombra. Ad esempio, la colorazione rosso acceso di crostacei e pesci di profondità è strategica in quanto negli abissi, non ci sono fotoni rossi da riflettere e l’unica luce presente è quella blu o verde, generata dagli organismi bioluminescenti. Con tale colorazione un animale apparirà identico ad uno nero scomparendo così nel buio. Un altro adattamento di molti pesci abissali è quello di avere la pelle rivestita da pigmenti di melanina. Ciò gli permette di assorbire fino al novantanove per cento della luce incidente e di evitare che la luce prodotta dalle esche bioluminescenti di altri predatori, si rifletta sul loro corpo, scoprendo la loro presenza.





Foto di Alessia Condorelli
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Sono Alessia, laureata in Scienze Biologiche indirizzo Biologia Marina presso l’Università degli Studi di Catania e da sempre affascinata dall’ambiente marino. Crescendo è diventato parte fondamentale della mia vita come le immersioni subacquee che mi hanno permesso di ammirare dal vivo le meraviglie che popolano questo mondo. Purtroppo oggi questo ambiente è fortemente minacciato da noi stessi, da qui l’idea di trasmettere una maggiore conoscenza del “Pianeta Blu” che ci permetta di viverlo e rispettarlo con maggiore coscienza.