Di Carmen Battaglia.
Palazzo Scammacca del Murgo a Catania ospitala mostra fotografica Sicily in Decay di Carlo Arancio, un viaggio tra le rovine e la memoria della Sicilia. Il suo lavoro vuole restituire voce e luce alle bellezze nascoste dell’isola. Le foto scattate in un decennio hanno come soggetto dimore storiche e masserie rurali dimenticate, decadenti ma dal fascino indescrivibile. Frutto della ricerca del fotografo e studioso d’architettura Carlo Arancio, questo archivio visivo, che lui non ama definire reportage, indaga la decadenza del patrimonio isolano. Lontano da ogni voyeurismo romantico, il lavoro interroga le tracce di un abitare perduto, documentando luoghi sospesi tra il rischio dell’oblio e le speranze di restauro. Le sue foto sono luoghi di cui non svela l’identità che lo spettatore può rintracciare nello stile architettonico o nei motivi decorativi degli ambienti lasciati in posa così come li ha trovati. Crepe, decadenza. crolli e la natura che in molti casi si è ripresa il suo spazio anche all’interno di queste case, creano sensazioni contrastanti su ciò che era un tempo e ciò che oggi si presenta agli occhi dello spettatore. Il percorso espositivo si articola in tre sezioni tematiche, veri e propri capitoli di un racconto visivo. Drappi e cianfrusaglie: tendaggi logori fra porta e porta fanno da sipario a interni domestici dove il senso dell’antico si mescola al caos e ai lasciti di chi ha abitato quei luoghi. È la sezione più intima e domestica, dove gli oggetti quotidiani abbandonati raccontano storie sospese tra decadenza e malinconia. Rovine: spazi liminali e dimore disabitate in cui natura e architettura dialogano, con la vegetazione che si insinua tra le crepe imponendo una nuova estetica. Qui l’edificio non muore, ma si trasforma in un organismo vivente ibrido. Miti: personaggi fantastici, divinità, muse e creature mitologiche figlie della cultura mediterranea più arcaica popolano le volte e le pareti affrescate delle dimore di Sicilia. Accostati a figure di uomini illustri realmente vissuti, questi simulacri pittorici emergono dall’oscurità come fantasmi che continuano a vegliare sulle stanze vuote. Intrecciando fotografia, antropologia visiva e ricerca storica, l’autore restituisce alla comunità la consapevolezza di un patrimonio immenso che rischia di dissolversi nel silenzio e questo archivio si configura così come un atto d’amore e di resistenza contro la cancellazione della memoria.





Foto di Carmen Battaglia
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