Ho varcato la soglia del Padiglione Italia alla Biennale 2026, e il rumore del mondo si è come spento. Non è silenzio assoluto lo spazio è grande e spaesante e ti ritrovi immersa in “Con te con tutto”, di Chiara Camoni, e improvvisamente non sei più una visitatrice ma sei un’ospite in una casa abitata da presenze silenziose. L’artista ha lavorato sulla dimensione tattile e protettiva del tessuto, elevandolo a linguaggio espressivo per raccontare l’identità e la traccia del corpo. Ciò che ti accoglie sono loro: le “sculture-memoria”. Figure che sembrano abiti, ma che non hanno nulla della rigidità degli oggetti da museo. Sono strutture create assemblando materiali naturali, tinture vegetali e tessuti di recupero e sono tante. Queste varie e variopinte architetture indossabili fluttuano nello spazio e la sensazione è quella di sentirle sospese in un’attesa eterna. Mentre cammini tra queste forme, ti senti osservata anche se non hanno occhi, e sembrano raccontare storie misteriose. Ogni piega, ogni cucitura, ogni sfumatura di colore estratta dalla terra e dalle piante, racconta il gesto di una mano, il respiro di una donna che ha contribuito a tessere questo paesaggio collettivo. Sono rimasta incantata dai dettagli: non c’è la perfezione della moda, ma potenza estetica dell’imperfezione umana. Questi abiti sembrano appena abbandonati, come se chi li abitava fosse uscito un istante prima. Hanno una fisicità quasi carnale. Ti sorprendi a voler allungare la mano per sentire la consistenza di quella trama, per capire di cosa sono fatte. È un’esperienza che scava nel profondo, un invito a riflettere su come la nostra pelle, quella fisica e quella che scegliamo di indossare, sia il confine tra chi siamo e come ci offriamo agli altri. Queste figure femminili, sono così intense proprio per la loro assenza. Ti accorgi che non sei sola: sei circondata da una comunità silenziosa che trasforma il padiglione in un organismo vivente. Uscendo, ti resta addosso una strana, bellissima inquietudine. Hai la sensazione di aver sfiorato un segreto che non ha bisogno di parole per essere compreso. Non è solo un’esposizione, è un viaggio nel tempo e nella materia, una riflessione sul grande lavoro fatto dall’artista per mettere insieme tutte queste presenze, tutte estremamente diverse fra loro, in un variopinto gioco estetico e anche emozionale. Quest’opera non è un percorso da guardare, è un’esperienza da abitare. Entrare in questo padiglione è stato uno spunto di personale riflessione perché in fondo, siamo tutti fili della stessa, magnifica, trama.






Foto di Carmen Battaglia
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Sono Carmen, classe ’78, e dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti di Catania e la specializzazione in grafica inizio un percorso di poliedriche esperienze: mostre d’arte, insegnamento, architettura, design e pubblicità. Con le altre socie, dal 2014, sono cofondatrice dell’Associazione Culturale “Le Ciliegie” dove rivesto l’incarico di copywriter e mi occupo di grafica 3D.