Sentieri battuti che portano al futuro.

Sarah ritorna nella casa dei nonni, vorrebbe venderla e, così proiettata nel futuro, andare avanti: è passato, certo, del tempo, lei è adulta, e ad aspettarla trova solo memorie, timidi spettri che le ricorderanno, in un’incalzante vicenda narrata a passi lenti, che del passato, in fondo, non ci si può mai liberare.  

Questo libro è adatto a chi ha i piedi per terra, e tuttavia è ancora in grado di sognare, a chi, attento alle sollecitazioni del reale, sa bene che la realtà non si esaurisce a ciò che i nostri sensi attestano. Lo immagino, il lettore perfetto di “Cose dell’altro Mondo”, intercettare a intermittenza gli stimoli della quotidianità per sprofondare poi nello spazio immaginario della narrazione, accogliente, logicamente strutturato, tanto da apparire a tratti quasi coincidente con la realtà, nei suoi dialoghi possibili, nella credibilità dei personaggi disegnati in rilievo da uno stile evocativo e mai banale. La dimensione reale e quella sognata, o solo immaginata, si intersecano nella trama: e sembra una danza, ma in punta di piedi, che rende poetica la vicenda. Allo stesso modo si sfiorano i personaggi, mai troppo vicini eppure così necessari l’uno per l’altro, ciascuno si specchia negli occhi del “vicino” per trovare un frammento di se stesso, come facciamo noi con l’autore quando leggiamo un libro, un libro come questo. Un singolare rispecchiamento che porta a galla parti sopite, appartenenti magari a un inconscio che spinge per essere, o a un passato che preme per ritornare, e così la vicenda, attraverso personaggi e strade, ci insegna che occorre ascoltarlo, questo urgente ieri, prima di metterlo via, perché è forse lo stesso sentiero che può condurci a un più sereno domani. Sarah si fa così persona e personaggio: è ognuno di noi, quando inquieti vibriamo tra dimensione onirica e reale: confondendole e cercandole l’una nell’altra. È noi quando viviamo nel salotto buono di famiglia, ad agio, il senso del passato, e poi ne restiamo intrappolati, come fosse un vecchio cimitero di paese che non ci lascia uscire dal suo incantesimo. È in noi, quando sentiamo addosso le presenze dell’infanzia, ne percepiamo odori, suoni, ombre, come fossero vive, tanto da perdere il confine della temporalità, la distinzione tra passato, presente e futuro, e ne attraversiamo i luoghi magici con stupore di bimbo. È in noi, ed è noi, quando ci immergiamo in un enigma e lo viviamo fino in fondo, perché ogni enigma della vita è un tassello per risolvere l’enigma che è la Vita. Ma Sarah è al tempo stesso indubbiamente personaggio, quell’ universale fatto particolare di carta che come una pedina diventa strumento calzante di un progetto più grande di lei, che la condurrà dove né lei né il lettore avrebbero mai immaginato all’inizio della vicenda.    

“Cose dell’altro mondo” di Barbara Giuliano.

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