L’invisibile osserva in cornice.

Paola Canova, artista padovana, non dipinge nature morte, paesaggi o volti umani: rappresenta su tela ciò che il nostro occhio non vede, visi di una struggente bellezza che lei riconosce essere guide spirituali. Non lo sapeva quella bambina che a sei anni disegnava sul banco, rimproverata dalla maestra che le strappava via il foglio, e nemmeno la giovane Paola che a soli quindici anni allestiva la sua prima mostra; a trent’anni l’avrebbe appreso da fonti diverse, tutte concordi nel comunicarle che quegli incantevoli soggetti dallo sguardo sereno rappresentati su tela erano angeli, e guide spirituali, dalle capacità terapeutiche.  

Inizialmente rappresentavo le energie angeliche senza averne coscienza – ricorda l’artista- non avevo molti acquirenti, perché nonostante gli apprezzamenti in pochi avevano il coraggio di tenere in casa questi occhi in grado di guardarti dentro, oggi infatti non siamo più abituati a questo. A trent’anni ho incontrato degli studiosi di energie angeliche e da lì feci il mio ingresso in un mondo spirituale e mi venne rivelata l’identità dei miei soggetti di luce, che da sempre si presentavano a me in un impulso incontrollato nel processo creativo. Nello stesso periodo da un’altra esperta in materia mi è stato rivelato che io dipingevo già nelle vite precedenti, ed ero in grado di portare guarigione: due canali diversi mi stavano comunicando la stessa cosa. Io inizialmente non ci credevo molto, perché quella era la mia normalità. Le persone iniziavano però a chiedermi su tela la propria guida spirituale, io continuavo a rappresentare i miei volti, nei particolari che dipingevo riconoscevo però una congruenza con le vicende di vita dei miei clienti, e in aggiunta sentivo arrivare dei messaggi per loro, così ho avuto prova della verità di ciò che mi era stato detto. Sono stata, in altre parole, guidata a conoscere delle persone che mi hanno aiutata a capire ciò che già per istinto facevo da tempo.

Anche la passione per l’arte nasce per istinto, o è l’esito di un lungo percorso di formazione?

Il mio talento è forse innato, viene da lontano, ma le tecniche le ho affinate da autodidatta e affidandomi poi alla sapiente guida di grandi artisti. Sono stata osteggiata in famiglia nel mio percorso artistico, ma ho avuto la forza di seguire la mia passione e la fortuna di essere stata riconosciuta nel mio talento dal maestro norvegese Truls Dahl che mi ha insegnato alcune tecniche come la velatura, che mi ha consentito di esprimermi al meglio. Si tratta di un metodo molto antico utilizzato anche da Leonardo Da Vinci nella realizzazione della Gioconda, e dai maestri fiamminghi, molto in uso anche nell’Ottocento. Io non uso il bianco, utilizzo quello già presente nella tela, una limitazione che apre grandi possibilità espressive. 

 Prima di lasciarti, ringraziandoti per la tua emozionante testimonianza di vita, vuoi rivelare ai lettori cosa c’è oltre il visibile per te?

C’è la vera realtà, una dimensione più reale di ciò che vediamo. Se con l’aiuto della nostra ricerca interiore, col movimento della nostra volontà ci rivolgiamo a ciò che non appare, a ciò che col cuore desideriamo, e mettiamo impegno nel sognarlo, lo otterremo di certo. La realtà è flessibile, e ci introduce, attraverso la giusta energia interiore, in dimensioni altre. Possono aprirsi nella vita, se davvero lo vogliamo, nuove realtà per noi.     

Dunque bisogna sempre credere nei propri sogni, come questa toccante storia dimostra, perché la volontà ferma trasforma l’invisibile in visibile: esattamente ciò che fa Paola Canova attraverso i suoi pennelli.

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