Non di solo gioco vive l’uomo!

“Tutti abbiamo bisogno di strutturare il tempo per evitare la tortura della noia. Questo bisogno è detto fame di struttura”. (Stan Woollams e Michael Brown, 2003)

Cari lettori, lo sapevate che esistono sei modi per strutturare il proprio tempo? Forse possono sembrare pochi o addirittura tanti, ma in generale le persone utilizzano specifiche modalità per intrattenersi nel proprio tempo di vita. Il gioco psicologico, visto nel precedente articolo, è un modo molto diffuso per strutturare il tempo, include altri interlocutori e spesso lascia entrambi in una tempesta emotiva che compromette negativamente la relazione. C’è chi preferisce, invece, la solitudine e, attraverso l’isolamento, si estranea completamente dal contesto sociale, rifugiandosi nei propri pensieri e nelle proprie fantasie. Questo modo di comporre il tempo, se limitato, può produrre dei benefici interessanti per il proprio benessere psicofisico, in caso contrario può essere utilizzato come un ostacolo al perseguimento di determinati obiettivi. Se ci si stanca di starsene ritirati ed in contemplazione si può fare ricorso ai rituali. Un semplice “Ciao” o “Buongiorno, come stai?” possono innescare una conversazione e mettere in relazione più persone. Quindi, come diceva Berne nel suo testo “Ciao!…e poi?” (1969), dopo un “Ciao!” ci si può ritrovare al bar o a cena, dal parrucchiere o dall’amico a parlare di gossip o di politica, introducendo così nella propria giornata i passatempi. Certamente, oggi, l’era digitale con i suoi social network ha allargato la sua offerta, dando a tutti la possibilità di poter scegliere questa modalità comodamente seduti sul divano di casa! E il dovere? Beh, c’è anche quello, e richiede di essere ben pianificato per risultare efficace. Allora, ecco che diventa necessario programmare delle attività lavorative o di svago che contribuiscano ad accrescere non solo le proprie risorse vitali, ma anche nutrire la propria autostima e capacità relazionale. Quest’ultima, però, non sempre riceve giusti rinforzi, subendo nell’arco della crescita di un individuo varie trasformazioni. Attraverso la modalità del gioco psicologico si entra in relazione con l’altro, e ciò può accadere in molteplici contesti, da quelli familiari a quelli lavorativi o amicali, in cui i due “giocatori” entrano in relazione tra loro in cerca di carezze, di riconoscimenti, attraverso un’escalation simmetrica competitiva che culminerà, purtroppo, in uno scambio spiacevole di carezze negative. Ne sono esempio le liti o i conflitti. I giocatori ne usciranno esausti e confusi, ognuno con un proprio tornaconto: c’è chi si sentirà come sempre la vittima, chi si compiacerà di sé sentendosi un buon persecutore e chi magari ha giocato al salvatore cercando di sentirsi utile per qualcuno. Chi rimane incastrato nei giochi, sfortunatamente, farà fatica ad entrare in un contatto vero con l’altro, in uno scambio autentico e generoso di carezze intime, piene di affetto ed empatia: “l’intimità”. Essa è la sesta e ultima modalità di strutturare il tempo, la più matura, quella che permette l’accesso alla parte più vera, anche vulnerabile, della persona. L’intimità consente uno scambio di carezze profonde e genuine, non di svalutazioni, che consentirà un autentico contatto con i propri limiti e con le proprie risorse, godendo della pura condivisione di emozioni vere.

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