Divino contatto.

Ti ho cercato nell’affetto di un padre,

nel soccorso di un amico, nello sguardo di un amato.

Ma ogni volta, dentro, un vuoto.

Un cammino ostile nei percorsi della mente e nei reticoli dell’anima.

Poi t’ho visto nel riflesso di una stella sul mare.

Ho sentito te nell’odore della magnolia in fiore.

Ho ascoltato te nel canto del merlo al mattino.

Attimi che chiudono un cerchio senza inizio e fine.

Attimi di cui faccio tesoro, che interrompono il mio vagare

in attesa del prossimo tocco.

Insita nella natura umana la necessità di toccare con mano, la ricerca del tangibile per confutare l’esistenza di qualcosa o qualcuno. Tutta l’esperienza terrena è basata esclusivamente sulla codifica di cose attraverso i nostri sensi. Ma quando ci si confronta col trascendente allora tutto si complica. Entrano in gioco concetti e principi che abbiamo nel nostro bagaglio genetico. Tutto si filtra ed interpreta solo attraverso le nostre esperienze. Dopo molto vagare sono giunta alla conclusione che ognuno, in quanto unico ed irripetibile, vivrà la propria ricerca spirituale in modo totalmente personale. La spasmodica ricerca di un contatto col divino è ben rappresentata in un film un po’ difficile ma molto vero, “The tree of Life”: i dialoghi interiori dei protagonisti con Dio credo tocchino corde comuni a tutti. Un continuo appellarsi, una continua richiesta di un contatto, di una “prova”. Cerchiamo un contatto visivo o tangibile, quasi che si avesse a che fare con un altro essere umano ma è proprio astraendo da tutto questo che si può iniziare un percorso che non ha fine. Ancora una volta è il cinema ad essere per così dire illuminante. La scena finale del film “Contact” è a mio avviso esaustiva.

Così la protagonista Ellie Arroway: “Io ho avuto un’esperienza. Non posso provarla, non posso neanche spiegarla, ma tutto ciò che conosco come essere umano, tutto ciò che io sono, mi dice che è stata reale. Mi è stato dato qualcosa di meraviglioso, qualcosa che mi ha cambiato per sempre. Una visione dell’Universo che ci dice innegabilmente quanto piccoli e insignificanti e quanto rari e preziosi noi tutti siamo. Una visione che ci dice che noi tutti apparteniamo a qualcosa che è più grande di noi stessi e che non siamo, che nessuno di noi è solo. Vorrei tanto rendervi partecipi, vorrei tanto che tutti quanti, sia anche per un solo momento, potessero sentire quella venerazione e umiltà e speranza. Ma questo rimane un mio desiderio.”

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