Preferisco viaggiare.

“Sì, viaggiare…” cantava così Lucio Battisti in quel ritornello che è manifestazione di un sentire umano universale: il desiderio spontaneo di uscire dalla gabbia di un territorio, o l’impulso di lasciarsi sedurre da curiosità e conoscenza.

Con l’avvento del Covid19 il timore del contagio e l’incertezza del futuro hanno indebolito il nostro entusiasmo sopendo l’istinto di evasione; i limiti alla mobilità hanno compromesso la possibilità di spostarsi e l’insicurezza economica ha dirottato alcuni consumi a discapito del “superfluo”. Partire è stato quindi inevitabilmente frenato dalla pandemia che ha messo in crisi, più di ogni altro settore, quello turistico.

L’Italia è fra le nazioni più visitate al mondo, il luogo più desiderato come meta di viaggio e che porta gli stessi Italiani, già educati al nostro immenso patrimonio di ricchezza nazionale, a conoscere culture e paesi diversi. Il turismo in Italia genera il 13% del PIL nazionale creando più di 4milioni di posti di lavoro e con la sua trasversalità è un attivatore naturale di benessere per territori e filiere. Il turismo ha reso il viaggio, fino a cinquant’anni fa appannaggio di una nicchia economicamente privilegiata, un bene di consumo diffuso e alla portata di tutti.

Al di là del turismo di prossimità, che non genera comunque benefici per l’intera filiera, e le cui stime sulla ripresa non sono momentaneamente databili; uno studio dell’Organizzazione mondiale del turismo prevede una ripresa del turismo internazionale nella seconda metà del 2022 anno in cui, secondo le proiezioni attuali, “il viaggio” sarà considerato un bene di consumo esteso anche a nuove categorie che precedentemente non ne fruivano.

Quindi Partiremo, torneremo a fare i bagagli consapevoli che non importa cosa porti, ma quanto ti porterai dentro. Vedremo e ascolteremo ciò che avevamo studiato o sentito e, toccando con mano, capiremo che talvolta non è come ce lo avevano raccontato. Coinvolgeremo i cinque sensi e stimoleremo il sesto. Svilupperemo il nostro spirito di adattamento e la capacità di comunicare e rivivremo il viaggio ricordando luoghi, incontri, suoni, odori e sapori, stupore e disavventure. Stimolata dal viaggio aumenterà la nostra voglia di sapere. Nutriti dal confronto si allargheranno i nostri orizzonti e valuteremo altri punti di vista. Confortati dal ricordo dell’aiuto ricevuto sapremo essere più generosi e reduci da una brutta esperienza impareremo ad essere più prudenti. Affronteremo con più disinvoltura l’imprevisto, perché nell’inaspettato ci siamo imbattuti e ne abbiamo goduto nella rivincita o nella sorpresa.

Da viaggiatrice instancabile partire mi manca; da operatrice turistica e da scrittrice di racconti di viaggio, ho gioito nel far conoscere agli altri il Mondo nello stesso momento in cui m’impegnavo a conoscerlo meglio per me stessa, nelle bellezze e nei suoi valori che variano, come in ogni essere umano variano umori e propositi. Attraverso un vivere itinerante ho comunque imparato che viaggiare non è solo partire. Il viaggio è confronto, ricerca e scoperta, educazione alle esperienze e crescita interiore. Il viaggio non è solo vedere qualcosa di nuovo, ma imparare a vedere con occhi diversi; non è solo cambiare abitudini, ma soprattutto cambiare idea. Viaggiare è sapere andare incontro al cambiamento. Una valigia aiuta, ma non basta.

Partiremo anzi… ripartiremo, e qualcuno continuerà a viaggiare.

Baia di Akumal (Messico)

Chiang Mai (Thailandia) – dettaglio del silver temple
Troncal del Caribe (Colombia) – bus pubblico

Foto di Paola Arcidiacono

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1 commento su “Preferisco viaggiare.

  1. Interessante. Bellissimo anche il libro che consiglio di leggere “la valigia rossa” scritto da Paola Arcidiacono per chi non è mai stanco di viaggiare.

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