Una gattara di celluloide.

Il sole ormai è basso su Trastevere e i sandali dei turisti stanchi calpestano, un po’ strascicati, i sanpietrini carichi di storia. Un gatto mi degna di un pigro sguardo sornione, lui qui è di casa, o meglio, i gatti qui sono di casa, un’istituzione nata forse con Roma stessa, grandi e piccoli, robusti e fragili, sfregiati come pirati o ancheggianti come cortigiane, si lasciano baciare dall’ultimo sole. Ogni muretto bene esposto, ogni tetto che guarda il fiume, diventa salotto per queste creature magiche. I palazzetti dalle mura color ocra, tra il giallo e il rosso, a quest’ora si fanno più brillanti.

Ponte Sisto

Vicoli intrecciati tra loro, pergole e cascate di fronde fiorite dai terrazzi, dove i raggi del sole regalano danze di luce. Da un vecchio muro un po’ sbrecciato salta giù un enorme gatto rosso, mi si para davanti come uno dei bravi di Don Rodrigo, un orecchio porta gli evidenti segni di battaglie antiche e i suoi occhi sono biglie verdi, gli sorrido, mi si avvicina zigzagando tra le caviglie, fa qualche passo, si volta a guardarmi, miagola, qualche passo e si volta ancora miagolando, sembra voglia dirmi di seguirlo. Decido di continuare la mia passeggiata seguendo il suggerimento del felino, perché no? Soddisfatto accelera un poco, voltandosi ogni tanto per accertarsi che lo stia seguendo diligentemente. Siamo una strana coppia tra i vicoli più nascosti di Trastevere.

Vicoli di Trastevere ieri
Vicoli di Trastevere oggi

Ora il mio cicerone si ferma, mi guarda e gira l’angolo, non siamo più soli, una donna attorniata da un bel numero di felini sta provvedendo al pasto di queste creature.  La solita gattara romana, penso. La donna si volta, occhi grandi cerchiati di nero, volto stanco e sorriso storto.

Vie’ ‘n po’ qua e damme ‘na mano va, mi dice tra il severo e l’affettuoso, riconosco un viso noto, quello di un’anti diva per eccellenza, un’icona come non ne nasceranno più: Anna Magnani, la gattara del cinema italiano. Nannarella amava Roma e amava i gatti, continuò sempre a prendersi cura di loro, di quei randagi che sentiva così affini a lei. Donna indipendente un po’ schiva e terribilmente vera. Graffiava con le parole se voleva e, sempre se voleva, diventava accogliente e materna, così ne parla chi l’ha conosciuta.

La guardo muoversi amorevole tra quelle piccole tigri, pronunciando frasi colme di amore e qualche rimprovero riservato ai più prepotenti. Il vicolo si è fatto più buio, il profumo di qualche pianta annaffiata sui terrazzi mi accarezza le narici, una brezza estiva si porta lontano i miagolii, ombre guizzanti si disperdono dietro gli angoli, saltando sui muri, infilandosi tra gli anfratti. Apro gli occhi, sulla parete della mia cucina, tra le foto, c’è anche quella di una sorridente Anna Magnani, una serata di gala, forse una premiazione, Anna è elegante nel suo abito da sera, ma dietro quell’immagine patinata io rivedo la donna che, in sogno, ho aiutato a sfamare un’allegra colonia felina, tra i vicoli di Trastevere.

Anna Magnani

Grazie Anna e grazie meravigliosa città eterna.

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