Attento che cadi…!

Quante volte ci hanno detto di scegliere bene le nostre amicizie? Ebbene italiani che volete parlare l’inglese, diffidate dai falsi amici!  Già, i “false friends” o “trappole fonetiche” è quello a cui si va più frequentemente incontro quando ci si cimenta a parlare una lingua straniera come l’inglese. Mi spiego meglio: si tratta di parole foneticamente simili all’italiano, ma con significato diverso … e così ci si ritroverà a chiedere in affitto un camp per fare una partitella di calcio con gli amici e ci verrà offerto un posto in campeggio, di informarci sulla posizione di una library per comprare un libro da leggere e verremo indirizzati ad una biblioteca, organizzeremo una visita turistica in una factory per fare conoscere gli animali ai nostri bambini e verremo spediti in una fabbrica …. e potremmo ancora continuare a lungo! È evidente che le somiglianze fonetiche con la lingua madre non rappresentano dunque una strategia lessicale efficace. Quindi ribadisco: diffidate dai falsi amici! Tra i più frequenti troviamo pure: camera ( macchina fotografica e non stanza), brave (coraggioso e non bravo), parents ( genitori e non parenti), noisy ( rumoroso e non noioso) argument (discussione, lite e non argomento), attend ( assistere e non attendere), sympathetic (empatico e non simpatico), delusion ( illusione e non delusione), actual (effettivo e non attuale), pretend (fingere e non pretendere), eventually ( alla fine e  non eventualmente), cold (freddo e non caldo), editor (redattore e non editore). È d’altro canto vero che imparare il lessico di una lingua straniera può rappresentare un grosso problema, soprattutto in una lingua come l’inglese dalla grammatica molto semplice ma dal lessico molto ricco e variegato. E allora come si fa? Certamente non si può pretendere di imparare liste alfabetiche a memoria: lavoro oneroso e poco efficace. Le parole invece vanno imparate nel contesto di utilizzo, sia perché diventano strumenti per raggiungere lo scopo comunicativo e quindi rimangono più impresse, ma anche perché in base al contesto le parole possono assumere significati diversi. Le parole e le frasi hanno infatti un significato denotativo (letterale) ed uno connotativo (in base al contesto); un esempio è la frase “sono le 17,00!” che ha un suo significato letterale ma che può significare che siamo in anticipo se la lezione è alle 17,30 o siamo in ritardo se la lezione è alle 16,30. Esistono poi diverse strategie lessicali come già linguisti di riferimento hanno indicato nei loro manuali di glottodidattica (per campi semantici, per campi situazionali, per antinomie, ecc…) Tra tutte la più efficace ritengo essere la perifrasi, ovvero spiegare il significato della parola che non ricordo o non conosco, per esempio non ricordo o non so come si dice la parola “ladro” e allora dirò “una persona che ruba”. Questa strategia ci solleva da tante brutte figure quando essendo all’estero cominciamo a gesticolare e ad usare il linguaggio non verbale, dimenticando che non in tutte le culture il linguaggio del corpo ha lo stesso significato.

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