Il disordine geniale

Normalità, un concetto labile e controverso. Qui si parla di artisti e nel comune sentire, molto spesso, il genio va a braccetto con la stravaganza. Forse il termine più adatto sarebbe “borderline” perché rappresenta quella linea di confine tra convenzione e sregolatezza tanto preziosa al genio creativo per esprimersi ed elevarsi rimanendo, quando è possibile, con i piedi per terra. Un travaglio interiore non da poco talvolta! Michelangelo Buonarroti fu uno scultore (architetto e pittore) toscano mirabile, amato, odiato, idolatrato e invidiato da pontefici e regnanti, artisti e gente comune ma sempre scontento della sua esistenza tanto da definire il mondo, poco prima di morire, “miserabile e insensato”.

Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

Con il suo carattere solitario, taciturno, assai irascibile e permaloso, cosa avrà provato a essere obbligato dal Papa Giulio II (passato alle cronache come il “Papa terribile”) ad affrescare la Cappella Sistina nella Roma del 1508? Lui non era un pittore, non era il suo mestiere, non lo voleva fare! Così per prima cosa mandò via dal cantiere chiunque non gli andasse a genio e passò quattro anni a dipingere in solitaria una volta da quaranta metri, nei freddi inverni e nelle estati afose, alla fioca luce delle candele anche la notte, in posizioni fisiche al limite della possibilità su altissimi ponteggi. Dure fatiche che gli causavano malanni che lui aveva la presunzione di curar da solo e senza medici intorno. Cacciò il Papa dalla Cappella Sistina perché ritenuto troppo curioso e continuò l’impresa senza interferenze fino a che non finì. Quella folla di personaggi nudi che ha inventato e messo in posa, e che fu grande motivo di scandalo, erano i suoi soli compagni di viaggio e chiuse letteralmente il mondo “reale” fuori dalle sue visioni. Inizialmente le figure da dipingere dovevano essere solo dodici, gli Apostoli, ma quando il lavoro fu finito, ve ne erano presenti più di trecento. Ancora oggi ci si chiede come abbia fatto a mettere in scena tanta scandalosa bellezza (alla quale solo in seguito misero le “braghe”) contravvenendo a tutte le regole del clima di controriforma nel quale viveva, facendosi continuamente amare e odiare dai suoi contemporanei. A proposito di questo, gli episodi al limite del grottesco non mancano. Biagio da Cesena era il cerimoniere del Papa e osò contestare le nudità dei personaggi in un luogo sacro come la cappella Sistina e fu punito! Venne ritratto anche lui fra i nudi come Minosse all’Inferno con lunghe orecchie d’asino e con una gran serpe avvolta sulle gambe fra un monte di diavoli. La reazione a un tale affronto fu di lamentarsi indignato dal Papa che con fare serafico disse: “Se t’avesse messo nel Purgatorio, farei di tutto per levarti; ma nell’Inferno non posso fare nulla”. Con lo stesso Papa Giulio II i rapporti non furono certo idilliaci. Davanti a certe insistenze e pretese Michelangelo con aria di sfida arrivò a dirgli: “Puoi comprare il mio tempo, non la mia mente” e narra una leggenda che scolpì impunemente nella folta barba del Mosè in San Pietro in Vincoli, tomba del Papa, i volti di Giulio II e della donna che si vociferava fosse la sua amante. Due caratteri forti e prepotenti, sempre in lotta, che nascondevano una grande ammirazione reciproca. Anche la vita privata è piuttosto contraddittoria. Le case che abitava nei suoi spostamenti da una città all’altra erano povere, misere e spoglie e si accontentava di un pezzo di pane raffermo e del formaggio come pasto. Era soddisfatto di abitare in povertà e senza pensieri, tanto che un biografo scrisse che andava a letto con gli stivali: “indossandoli così a lungo che quando finalmente li toglieva, tirava via anche la pelle”. Nascondeva in realtà, sotto il letto, scatole contenenti ingenti somme di denaro, che utilizzò spesso per aiutare i suoi pochi amici e i familiari. Un carattere controverso, e un talento unico che da sempre accompagna la storia di questo artista che ha vissuto in bilico fra genialità e follia.

Giudizio universale (1535-1541), Minosse/Biagio da Cesena
Cappella Sistina (1475-1481 circa)
Basilica di San Pietro in Vincoli in Roma, Mosè (1513)
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