ll fisico-artista Richard Taylor, trovandosi un giorno nelle campagne innevate dello Yorkshire, non immaginava certo che un semplice esperimento improvvisato all’aperto avrebbe finito per cambiare il modo di guardare l’arte contemporanea. Iniziò a dedicarsi alla pittura per pura curiosità, portando con sé quel modo di guardare il mondo tipico dei fisici cioè cercare ordine dove sembra regnare il caos. Tutto iniziò durante un inverno particolarmente duro. Sorpresi da una tempesta di neve, Taylor e alcuni amici misero insieme un pendolo artigianale con rami e corde, appendendo piccoli secchi pieni di vernice che colavano su una grande tela stesa sulla neve. L’idea era semplicemente osservare come il movimento avrebbe distribuito il colore. Ma il mattino dopo, davanti alla tela, Taylor vide che il vento aveva mosso il pendolo durante la notte, lasciando sulla superficie una trama di linee, schizzi e segni che ricordavano sorprendentemente le tele di Jackson Pollock. Sembrava quasi che la natura avesse voluto cimentarsi in una sua personale interpretazione del “dripping”, lo stile inventato del pittore. Osservando meglio quelle tracce, Taylor capì che non erano affatto caotiche come apparivano a un primo sguardo. Il vento aveva generato dei frattali, forme che ripetono sé stesse su scale diverse. È la stessa geometria che si trova nelle strutture più complesse della natura come nelle ramificazioni degli alberi, nel contorno delle nuvole, nelle frastagliature delle coste, e persino nei fenomeni turbolenti che la fisica prova da sempre a descrivere. Quell’intuizione lo spinse oltre: se il pendolo, spinto dal vento, aveva prodotto frattali, forse anche le opere di Pollock, così spesso definite “caotiche”, custodivano in realtà una struttura matematica precisa. Da qui iniziò una lunga analisi, condotta con strumenti scientifici applicati a campioni digitali dei dipinti del pittore americano. I risultati furono sorprendenti: le tele di Pollock diventavano via via più frattali negli anni, come se l’artista, perfezionando la sua tecnica, fosse riuscito a generare in modo spontaneo forme sempre più complesse, senza averne piena consapevolezza. Le sue danze intorno alla tela, i gesti ampi, la fluidità con cui lasciava colare la vernice rivelavano un comportamento molto simile a quello dei sistemi caotici in natura. Non si trattava quindi di puro disordine, ma di un “caos ordinato”. Questo aiuta anche a capire perché i quadri di Pollock continuino ad affascinare il nostro cervello che è abituato a riconoscere i frattali nella natura e quindi percepisce quelle tele come familiari e paradossalmente armoniose, persino quando sembrano totalmente prive di forma. Richard Taylor ha mostrato che anche dietro i gesti più liberi può nascondersi una geometria segreta. E che a volte il caos, se lo si osserva con attenzione, non è altro che un altro modo in cui l’armonia sceglie di manifestarsi.
Copyright ©️ 2020-2030, “Spazi Esclusi” – Tutti i diritti riservati.

Sono Carmen, classe ’78, e dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti di Catania e la specializzazione in grafica inizio un percorso di poliedriche esperienze: mostre d’arte, insegnamento, architettura, design e pubblicità. Con le altre socie, dal 2014, sono cofondatrice dell’Associazione Culturale “Le Ciliegie” dove rivesto l’incarico di copywriter e mi occupo di grafica 3D.