Eppure

In tutto questo caos

una carezza

  • a disegnarmi il volto –

segno di un divino tanto umano

quanto le lacrime

  • a bagnarla –

La vita e le sue mille sfaccettature; più si cresce e più si complica. Da ragazzo pensi che con la maturità saprai affrontare meglio gli ostacoli che via via si pongono sul nostro cammino ma poi si fa strada la consapevolezza che non è così e che anzi spesso ci si trova in uno stato di totale confusione mentale. I pensieri si accavallano, si perde la capacità di prendere in esame le vicende con il giusto distacco e si va avanti quasi per forza di inerzia. Credo di poter affermare senza timore di essere smentita, che momenti così li abbiamo attraversati tutti. Sembra quasi che si apra un portone e un’allegra brigata di problemi entrino festosi nella nostra vita. Ci si affanna allora nel tentare di arginare, risolvere, mediare. Ed eccolo arrivare non invitato: il caos. Lo potrei definire più uno stato mentale che un’effettiva condizione oggettiva, ma tant’è, ce lo ritroviamo ad inondarci con le sue tinte fosche e pensieri negativi, certi di un nostro prossimo tracollo psicofisico. Ma! Sì, c’è un “ma” che aleggia su tutto questo. È che a volte il caos porta con sé odor di cambiamento. Se capita ad un’artista ad esempio di certo porterà ad una nuova creazione, a nuova linfa ispiratrice. Quella confusione può provarci è vero ma può darci modo di scoprire l’appoggio da chi non ti aspettavi, la mano tesa di chi a stento conoscevi; puoi scoprire quanto in realtà avevi forza in te e non lo sapevi. Mi viene da pensare a quanto i filosofi ci abbiano ragionato su, vedendolo ora come origine del cosmo, come gli antichi greci, ora come origine del divenire da cui può avere vita un ordine superiore, come Nietzsche.

Ma sempre e comunque in mezzo al caos ci sarà una carezza ad asciugare le lacrime in una fusione fra divino e umano che renderà unico e speciale persino il peggiore dei momenti.

Saper guardare dunque anche nella confusione, lasciarsi andare al caos e saperne trarre profitto.

Come disse Jung “Accettai il caos, e la notte seguente l’anima mia mi visitò”.

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