L’ecosistema marino comprende gli organismi viventi, il loro ambiente fisico e le reciproche interazioni che avvengono attraverso lo scambio di energia e materia. Questa  unione crea una fitta rete di relazioni dinamiche e costanti, che permette alla vita di progredire. L’Oceano diventa così un unico grande organismo, che con i suoi movimenti quali onde, correnti e maree crea un sistema circolatorio globale che rappresenta il grande conduttore della vita sottomarina. Si creano delle autostrade blu che uniscono realtà lontane garantendo la sopravvivenza di ogni organismo. Due fenomeni fondamentali  raffigurano questo concetto di unione: la circolazione termoalina e l’upwelling. La circolazione termoalina ha come motore la differenza di temperatura e salinità che determina la densità delle acque e conseguentemente il loro movimento permettendo l’unione dei due emisferi. L’inizio di tutto avviene nel Nord Atlantico nelle aree polari, dove l’acqua fredda e salata è più densa e sprofonda creando correnti profonde, questo crea una pompa che richiama acqua calda meno densa dai tropici che si muove in superficie verso i poli. Questo meccanismo permette che ciò che accade in un abisso ghiacciato determini  la vita in una barriera corallina tropicale, unendo i poli all’equatore. Tutto ciò consente il trasporto di calore mitigando il clima terrestre, impedendo che le zone equatoriali diventino invivibili a causa delle alte temperature e le zone polari si trasformino in blocchi di ghiaccio perenne. La circolazione termoalina impiega secoli per compiere un giro completo e svolge un ruolo cruciale nella distribuzione dei nutrimenti e dell’ossigeno negli oceani. Oggi questo equilibrio è a rischio in quanto, lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento delle precipitazioni riducono la salinità superficiale, diminuendo la densità dell’acqua, minacciando di rallentare o interrompere questo ciclo. L’upwelling, o risalita delle acqua, unisce due ambienti che altrimenti rimarrebbero separati, quello degli abissi ricco di nutrimenti e quello superficiale ricco di vita. Questo fenomeno trasforma i rifiuti del passato, ovvero la materia organica decomposta accumulata negli abissi nel carburante per la vita del presente, creando un gesto universale di unione biologica. Il processo viene innescato dal vento che soffia lungo le coste e sposta l’acqua superficiale creando un vuoto. Per compensare, acqua profonda e gelida ricca di sostanze organiche risale in superficie verso la luce. L’incontro tra i nutrienti e luce genera fioriture di fitoplancton che sono alla base di tutta la catena alimentare. Nonostante  l’upwelling interessa solo nell’1% della superficie oceanica, le sue aree sono le più produttive del pianeta, molto pescose e ricche di biodiversità, si trovano lungo le coste orientali dei bacini oceanici (ovvero le coste occidentali dei continenti). Acciughe e sardine sfruttano questo fenomeno radunandosi a milioni nelle zone di risalita come le balenottere azzurre e le megattere che programmano le loro migrazioni per incrociare queste zone. Eventi come El Niño (riscaldamento anomalo delle acque superficiali nell’Oceano Pacifico equatoriale) possono bloccare la comunicazione verticale tra l’abisso e la superficie, alterando l’equilibrio degli Oceani con riduzione del trasporto di nutrimento e debito di ossigeno. La catena alimentare collassa trasformando queste zone in un deserto biologico temporaneo con calo della produttività primaria e fallimento della pesca. Anche i coralli, che vivono già vicino al loro limite termico, con  El Niño, sovrapposto al riscaldamento basale dell’oceano, patiscono queste temperature oltre la loro soglia di tolleranza, portando a morie di massa delle barriere coralline.

Foto di Alessia Condorelli

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