L’11 aprile di quest’anno, in un pomeriggio luminoso e attraversato da una brezza gentile che ha fatto da sfondo ad una primavera ormai viva e pulsante, il Parco Paternò del Toscano a Sant’Agata li Battiati, in provincia di Catania, si è trasformato in uno spazio sospeso tra materia e mistero. Non una semplice passeggiata, ma un’esperienza immersiva e rara, capace di intrecciare il linguaggio concreto della botanica con quello simbolico degli astri.

Guidati da un’esperta botanica, i partecipanti all’evento hanno attraversato sentieri ricchi di meraviglia: piante grasse dalle forme sorprendenti, specie rare, piante acquatiche che riflettevano il cielo e una suggestiva serra idroponica, cuore pulsante di vita silenziosa. Ogni passo era un invito a osservare, a rallentare, a riconnettersi con la terra, quella terra che nutre, accoglie e dona senza chiedere nulla, se non uno sguardo attento, uno sguardo capace di riconoscere la bellezza anche nelle forme più semplici.

E accanto alla dimensione tangibile, si apriva un altro livello, più sottile e invisibile. Le narrazioni astrologiche accompagnavano il percorso, raccontando i dodici segni zodiacali e i loro archetipi, tutto in dialogo costante con il mondo vegetale.

Così, una pianta grassa diventava simbolo dell’Ariete, il guerriero: resiliente, pungente, capace di sopravvivere anche nelle condizioni più estreme e di rinascere sempre, come una fenice che non teme il fuoco ma lo attraversa. Le calle, eleganti e armoniose, evocavano la Bilancia, l’amante consapevole, simbolo di equilibrio e bellezza, capace di ricercare costantemente l’armonia nelle forme e nelle relazioni. Il guaritore, archetipo collegato al segno della Vergine, si manifestava nell’aloe: pianta che cura, che lenisce, che si mette al servizio, proprio come questa energia silenziosa e preziosa che si prende cura degli altri con dedizione e precisione. Lo Scorpione, come l’alchimista, trovava invece la sua espressione nell’agave: una pianta forte, intensa, apparentemente austera ma capace di racchiudere una trasformazione profonda, quasi segreta, proprio come questo segno magnetico e misterioso e l’Acquario, il visionario per eccellenza, si rifletteva nelle piante acquatiche: fluide, libere, sospese tra due mondi, capaci di adattarsi e di reinventarsi, proprio come chi guarda oltre, immaginando nuovi orizzonti.

In questo intreccio tra visibile e invisibile, tra radici e stelle, si è parlato anche di cosa è una carta natale, di influenze planetarie e di quelle tracce sottili che gli astri imprimono nelle nostre vite sin dal primo respiro. La terra sotto i piedi e il cielo sopra lo sguardo diventavano così un unico racconto, un’unica trama di significato.

A rendere ancora più intensa l’esperienza, la presenza di chi con sensibilità e accoglimento e con l’aiuto dei suoi fidati tarocchi, in particolare gli Arcani Maggiori, offriva a chi lo desiderava uno sguardo simbolico e profondo sull’energia del momento. Ogni carta estratta, durante il cammino, diventava una chiave, un messaggio, una rivelazione personale che si intrecciava con il paesaggio circostante e con il vissuto interiore di ciascuno. Il percorso ha trovato il suo compimento nella serra idroponica, dove un aperitivo condiviso ha trasformato l’esperienza in relazione, tra racconti, sorrisi e sguardi complici, si è creata una connessione autentica, spontanea, come se quel cammino avesse aperto uno spazio comune di ascolto e riconoscimento, un luogo dove sentirsi parte di qualcosa.

Questa esperienza ha ricordato a tutti quanto sia necessario un ponte tra ciò che è visibile e ciò che non lo è, tra il mondo esterno e quello interiore. Come vasi comunicanti, i partecipanti si sono scambiati energie, emozioni, intuizioni. Ci si è nutriti non solo della bellezza del luogo, ma anche delle parole, delle sensazioni, delle presenze. Ne è nato un senso di leggerezza e profondità insieme, una contaminazione gentile e preziosa, difficile da raccontare ma impossibile da dimenticare. Un evento unico, che lascia il desiderio di essere vissuto ancora. Perché, in fondo, siamo tutti alla ricerca costante di quell’equilibrio fragile e meraviglioso tra cielo e terra.

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