La leggenda nera del Principe di Sansevero.

Chi era Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero? Sembra che passando sotto Palazzo Sansevero a Napoli, ancora oggi, qualche concittadino si faccia il segno della croce per scacciare i malefizi di cui era capace il misterioso personaggio. Nobiluomo del Settecento, dall’estro creativo cui era “impossibile restringersi nell’occupazione di un solo oggetto”, fu un poliedrico inventore, alchimista, anatomista, massone, scrittore, letterato e mecenate, capace di misfatti e prodigi con un mistico alone di timore e riverenza destinato a essere raccontato nel tempo. Le leggende sono state alimentate dalla fervida immaginazione dei napoletani che raccontavano di lui storie inverosimili. Salvatore Di Giacomo descrisse l’atmosfera che si respirava dai racconti di chi attraversava i vicoli immediatamente circostanti il palazzo di Raimondo: “Fiamme vaganti, luci infernali – diceva il popolo – passavano dietro gli enormi finestroni che danno, dal pianterreno, nel Vico Sansevero […] Scomparivano le fiamme, si rifaceva il buio, ed ecco, romori sordi e prolungati suonavano là dentro: di volta in volta, nel silenzio della notte, s’udiva come il tintinnio d’un’incudine percossa da un martello pesante, o si scoteva e tremava il selciato del vicoletto come pel prossimo passaggio d’enormi carri invisibili”. Questo racconto alimenta il mistero sulle pratiche svolte nei sotterranei del suo palazzo e il Principe del resto non svelò mai i segreti delle sue invenzioni che hanno così, ancora oggi, un fascino misterioso. Il suo nome è indissolubilmente legato anche alla Cappella Sansevero, il mausoleo di famiglia il cui spettacolare progetto iconografico, di sua invenzione, è caratterizzato da una complessa e velata iconografica esoterica. L’opera più significativa è il celebre Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, ma di notevole pregio sono le sculture della Pudicizia di Antonio Corradini e il Disinganno di Francesco Queirolo. Inoltre ospita anche numerose altre opere inusuali come le macchine anatomiche, due corpi totalmente scarnificati e messi in posa dove è possibile osservare l’intero sistema circolatorio con un dettaglio sorprendente. La “leggenda nera” creata attorno alla figura di Raimondo ha risvolti macabri e cruenti. Si narra che avesse ucciso sette cardinali per costruire sette seggiole con le loro ossa, mentre la pelle, opportunamente conciata, ne ricoprì i sedili. I due corpi utilizzati per le Macchine anatomiche s’ipotizzano fossero suoi servi, un uomo e una donna incinta, uccisi per sperimentare nuovi sistemi d’imbalsamazione. Questi corpi furono realizzati con il medico palermitano Giuseppe Salerno con peculiare attenzione alla rappresentazione minuziosa dei particolari anatomici e del sistema circolatorio in particolare. In realtà sugli scheletri umani furono ricostruiti il sistema venoso in modo completamente artificiale, costituito da filo metallico, cera colorata e fibre di seta, il tutto realizzato con le tecniche artigianali conosciute dagli imbalsamatori del tempo. Stupefacente, ad ogni modo, è la riproduzione anche delle vene più sottili, che chiaramente racconta di conoscenze anatomiche incredibilmente avanzate per l’epoca. La leggenda parla invece di “iniezioni” nei vasi sanguigni di una sostanza, da lui inventata, che poteva trasformare il sangue in metallo, salvaguardando il circuito sanguigno e la sua conservazione intatta nel tempo. Tra le altre leggende si racconta che “riduceva in polvere marmi e metalli” e sulla scultura del Cristo Velato che proprio il sudario, così impalpabile e senza segni di scalpello, doveva essere il risultato di un procedimento alchemico di “pietrificazione” del velo che copriva il volto del Cristo. A tal proposito aveva anche accecato Giuseppe Sanmartino, lo scultore, per far sì che egli “non eseguisse mai per altri così straordinaria scultura”. Anche la rete del Disinganno, scultura dedicata al padre Antonio di Sangro, ha alimentato la leggenda: un tale virtuosismo, una tale realisticità e complessità esecutiva vista la delicatezza delle maglie, secondo molti non poteva non essere frutto di un processo alchemico di marmorizzazione di una vera rete. In realtà lo scultore dovette rifinire a pomice la scultura personalmente dopo averla minuziosamente scolpita, poiché gli artigiani che collaboravano alla fase di finitura, per paura di danneggiarne le trame si rifiutarono di toccare la delicatissima rete. Il genio, il carisma e il mistero di Raimondo di Sangro è stato descritto così da Benedetto Croce: “Per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro il principe di Sansevero è l’incarnazione napoletana del dottor Faust (…) che ha fatto il patto col diavolo, ed è divenuto un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura”.

Giuseppe Sanmartino, Cristo velato, 1753
Antonio Corradini, la Pudicizia, 1752
Francesco Queirolo, Disinganno, 1753-54
Giuseppe Salerno, Macchine anatomiche,1756-64 ca
Cristo velato, particolare
La Pudicizia, particolare
Disinganno, particolare
Macchine anatomiche,particolare

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