Gli oceani del nostro pianeta sono dei sistemi dinamici in cui ogni componente, dal più piccolo, come il fitoplancton, al più grande mammifero marino, svolge un ruolo fondamentale e specifico. Quando questo equilibrio viene alterato, si crea una dissonanza, che possiamo definire ecologica, intesa come una mancanza di stabilità e resilienza tra gli organismi e l’ambiente in cui vivono. Questo può avere ripercussioni a cascata sull’intero ecosistema marino minacciando la sua delicata armonia e la sopravvivenza di molte specie. Le reti trofiche descrivono le relazioni alimentari di un ecosistema, collegando tutti gli organismi, dal piccolissimo plancton ai grandi predatori come squali e balene, si tratta di un insieme di catene alimentari. Quest’ultima è organizzata in livelli lineari con organismi caratterizzati da uno stile alimentare simile. Rappresenta l’insieme dei rapporti tra gli organismi di un ecosistema, illustra chi mangia chi e come l’energia viene trasferita tra le varie specie. Alla base di ogni rete trofica ci sono sempre i produttori primari, sono vegetali come il fitoplancton, le alghe e le piante marine che, grazie alla fotosintesi clorofilliana, sono in grado di produrre indipendentemente il proprio il cibo e l’ossigeno. A seguire sono presenti i consumatori primari, piccoli pesci come le sardine e gli invertebrati, che si nutrono dei produttori primari e delle sostanze prodotte da altri organismi. Successivamente troviamo i consumatori secondari, carnivori come i pesci più grandi, che mangiano i consumatori primari. Infine in cima alla catena alimentare predominano i grandi predatori, come gli squali. Questa sequenza di passaggi costituisce una catena trofica marina dove ad ogni livello l’energia ingerita con l’alimento è spesa sotto forma di calore, attraverso la respirazione e tramite tutti i lavori compiuti dagli organismi, la parte rimanente viene trasferita al livello successivo. Generalmente ci si aspetta che, se ci sono molte prede di livello basso, come il plancton, anche i predatori di livello superiore dovrebbero essere numerosi. A volte invece accade che anche con tante prede disponibili i predatori sono pochi o assenti. Questo si verifica perché le catene trofiche non sono sempre lineari o semplici. Bisogna ricordarsi che le azioni umane influenzano e si ripercuotono su tutto il sistema marino. Diversi fattori possono condizionare questa mancanza, tra i quali la disponibilità di risorse, l’inquinamento, pesca e sfruttamento eccessivo di alcune specie, la distruzione di habitat e le migrazioni degli organismi. Se si riducono troppo i predatori in cima alla catena alimentare, le prede possono proliferare eccessivamente, causando squilibri che si ripercuoteranno su tutti i livelli della catena. Come anche una diminuzione del fitoplancton a causa di inquinamento o riscaldamento eccessivo delle acque, compromettere tutta la rete trofica, con effetti negativi su tutto l’ecosistema marino. Un eccesso di nutrienti come azoto e fosforo dovuto all’inquinamento, provoca un fenomeno chiamato “eutrofizzazione” che porta a una proliferazione eccessiva di forme vegetali creando delle “fioriture algali” le quali causano alterazioni nell’ecosistema marino con conseguenze negative sia sulla qualità delle acque che sugli organismi marini causando anche la loro la morte. Perfino l’introduzione di specie invasive alterano le reti trofiche e avere conseguenze sulla biodiversità marina e sull’economia. Ad esempio, l’immissione di invertebrati o pesci, in alcune aree può disturbare le specie autoctone, diventando predominanti fino a modificare le catene alimentari e mettendo a rischio le specie locali.





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Sono Alessia, laureata in Scienze Biologiche indirizzo Biologia Marina presso l’Università degli Studi di Catania e da sempre affascinata dall’ambiente marino. Crescendo è diventato parte fondamentale della mia vita come le immersioni subacquee che mi hanno permesso di ammirare dal vivo le meraviglie che popolano questo mondo. Purtroppo oggi questo ambiente è fortemente minacciato da noi stessi, da qui l’idea di trasmettere una maggiore conoscenza del “Pianeta Blu” che ci permetta di viverlo e rispettarlo con maggiore coscienza.