Che fine ha fatto l’amore? Osannato dai poeti, celebrato dai cantanti,  collante non barcollante della famiglia, sembra che oggi non sia più stella polare e riferimento sicuro ma si sia frantumato in molteplici relazioni superficiali. Le nuove generazioni hanno oggettive difficoltà a impegnarsi, costruire legami solidi e duraturi, eppure sembra paradossalmente che venga loro più semplice intrattenere più relazioni affettive e sessuali contemporaneamente. I nostri nonni sarebbero balzati dalle loro sedie di paglia intrecciata, e avrebbero faticato a comprenderla, ma circola una parola sempre più popolare in ambito emozionale: il poliamore. No, non è sinonimo di tradimento, pare anzi, a indagare a fondo, che la trasparenza sia una clausula non scritta ma necessaria all’interno di questa nuova relazione. Il poliamore non è neanche scambio di coppia, non è diversivo né poligamia: si tratta invece di un rapporto “fluido”, capace di immaginarsi al di fuori dei classici schemi che tradizionalmente caratterizzano la coppia. Il termine “poliamore” risale agli anni ‘90 ma avrà larghissima diffusione dal 2000 in poi, solo dopo si parlerà di fluidità sessuale, riferendosi a identità non vincolate da alcun orientamento definito. Non a caso in quegli stessi anni Bauman teorizzava “l’amore liquido”, specchio di una società problematica, all’interno della quale non è facile stabilire relazioni durature. In questa chiave il poliamore potrebbe essere letto come una reazione coerente degli individui a una società che stenta sempre di più a riconoscersi in modelli rigidi. Nell’era “digitale e liquida” secondo la visione di Bauman è dunque più faticoso stabilire rapporti stabili e duraturi, viviamo in un contesto che predilige e premia la flessibilità, tanto da farci scegliere non relazioni ma  “connessioni” che possiamo avviare e interrompere facilmente, allo stesso modo in cui “aggiungiamo” o “rimuoviamo” un contatto dai social.  Questo rende le relazioni fragili, consumistiche, sostituibili. Davvero abbiamo perso di vista tutto ciò che era solido in passato? Lo tenevamo in pugno ma forse era sabbia, i nostri nonni, però non lo sapevano, e ci credevano ancora: Dio, patria, valori. Il nostro orizzonte non ha colori definiti, ma è un dipinto sfumato, come a tinte cangianti, e intorno a noi ogni cosa muta rapidamente, e ci viene forse richiesta la stessa rapidità di reazione. Ma se l’amore non è più monolitico ed eterno, se tutto ciò che non funziona più (una relazione, un investimento emotivo) può essere cambiato e sostituito come una merce guasta, come faremo ancora a parlare di personalità, identità? Forse  proprio come nei social, anche nella vita, all’improvviso, basta una maschera…

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